l'Abruzzo
Oltre all’Aquila, capoluogo di Regione, la concentrazione urbana di maggior rilievo è costituita dall’area Pescara-Chieti (all’interno della quale si posizionano centri di una certa importanza come Montesilvano, Francavilla al Mare, Spoltore, S. Giovanni Teatino). Lungo la fascia costiera l’addensamento della popolazione è forte anche nel tratto compreso tra il confine con le Marche (Martinsicuro) e la città di Pescara. Il numero degli abitanti ha registrato un lieve incremento nell’ultimo decennio (2,34% dal 1991 al 2000), dovuto a un saldo migratorio positivo, determinato soprattutto dai rientri dall’estero. L’immigrazione ha compensato l’andamento del saldo naturale, che è negativo (-1,5‰ nel 2001) per la prevalenza dei decessi sulle nascite.
Con oltre il 65% del territorio situato al di sopra dei 700 m, l’Abruzzo è una delle Regioni più montuose d’Italia. Morfologicamente può essere suddiviso in tre zone principali. La prima è rappresentata dalla dorsale appenninica, orientata da NO a SE, che si configura come un insieme di massicci calcarei, separati da conche (come quelle dell’Aquila, di Sulmona e del Fucino) e “piani” (come quelli di Rocca di Mezzo e delle Cinquemiglia). Qui si trovano le più alte vette di tutta l’Italia peninsulare, tra cui il Gran Sasso d’Italia (2.912 m, la maggiore elevazione della catena), la Maiella (2.793 m), il Monte Velino (2.487 m) e i Monti della Laga (2.458 m). La seconda zona è rappresentata dalla fascia collinare, solcata da corsi d’acqua, come il Tronto, il Vomano, Aterno-Pescara e il Sangro, per lo più a carattere torrentizio. Segue la fascia costiera pianeggiante, affacciata sull’Adriatico e rappresentata da una striscia ghiaiosa o sabbiosa, interrotta da modeste elevazioni e priva di porti naturali.
Il “miracolo abruzzese”, un periodo di accelerata crescita economica durante gli anni Settanta e Ottanta del Novecento in cui la Regione ha mantenuto ritmi di sviluppo senza paragoni nel Mezzogiorno, si è interrotto bruscamente nell’ultimo decennio del secolo per la crisi dei partiti e degli uomini politici locali e per la conseguente limitazione degli aiuti finanziari provenienti dalla Stato e dall’Unione Europea. L’agricoltura, i cui prodotti sono assorbiti soprattutto dal vicino mercato laziale e, in particolare, romano, è diventata sempre più un settore marginale nell’economia di una Regione nella quale poco è stato fatto per ridurre il forte divario tra l’interno, la sua parte debole, e la fascia costiera, protagonista di una recente, ma ormai robusta, industrializzazione. Gli insediamenti industriali sono localizzati principalmente nella zona di Pescara, nei poli costieri di Sulmona e Vasto e ad Atessa (CH), dove un impianto di produzione della Fiat ha favorito lo sviluppo dell’unico polo industriale localizzato nella parte interna della Regione. Numerose le piccole aree specializzate in comparti manifatturieri tradizionali, come le calzature (Chieti e Ortona), i mobili (Teramo) e la lavorazione delle pelli (Alba Adriatica). In costante sviluppo è il terziario, che occupa, come nel resto d’Italia, la maggior parte della popolazione attiva, ma che qui, come in altre Regioni del Sud, assorbe notevoli risorse pubbliche, soprattutto nella sanità e nei servizi pubblici locali, caratterizzati da una modesta produttività. L’attività turistica, sia estiva sia invernale, trova alimento nelle numerose stazioni balneari e sciistiche, oltre che nel richiamo esercitato dai maggiori centri storici e dalle numerose aree protette esistenti.